Da anni ormai ho perso il conto di quanti traslochi ho fatto in vita mia: i primi erano ai tempi dell’università, quando cambiavo casa perché magari non mi trovavo bene con i miei coinquilini, poi ho iniziato a cambiare casa per lavoro, andando anche all’estero, facendo quindi traslochi anche complessi dal punto di vista logistico. Col passare degli anni la frequenza dei traslochi è diminuita, però è rimasta la complessità legata al fatto che col passare degli anni ho accumulato più cose da spostare, mentre da giovane mi spostavo veramente con il minimo indispensabile. Già, ma cos’è indispensabile? A cosa possiamo rinunciare? Il trasloco è un momento perfetto per rispondere a queste domande, e per capire cosa possiamo sostituire senza traumi.

Perché buttare?

Vicino a dove sono cresciuta c’era un piccolo negozio che prometteva di riparare qualsiasi elettrodomestico, e che si chiamava “Perché buttare?”. Ebbene, questa domanda, se rivolta durante o prima di un trasloco, assume tutta un’altra connotazione. Sì perché a meno che non siate maestri di decluttering - ovvero la fantastica e difficile arte di liberarsi regolarmente di oggetti vecchi e inutili - vi troverete ad avere accumulato nel tempo una quantità infinità di piccoli oggetti che non buttate perché “non si sa mai”, o perché neanche sapete di averli conservati, perché magari quando li avete messi da parte pensavate che vi avrebbero ricordato momenti felici, o per chissà quale altra ragione. Ebbene, vi svelo un segreto: tutto, o quasi, ciò che avete conservato in quel cassetto, o in quelle scatole può essere buttato senza che la vostra vita se ne accorga. Se non ci credete, chiedete a qualcuno che lo faccia per voi: vi assicuro che non ve ne accorgerete.

Un trasloco non è solo un trauma

Ammetto che il primissimo pensiero che faccio di fronte alla prospettiva di un trasloco non è esattamente di felicità: la prima cosa che penso è che sarà uno stress. Poi però effettivamente mi rendo conto che, facendo di necessità virtù, posso approfittare per buttare o sostituire alcune cose. Devo dire che oggi è molto più facile vendere pezzi di mobilio usati, quindi cerco di individuare cosa posso vendere, perché magari lo troverò nella nuova casa, o semplicemente perché approfitto dell’occasione per rinnovare qualcosa. Sì perché il trasloco ha un costo, e tra quello che posso ricavare vendendo un divano usato, per esempio, e quello che posso risparmiare per non dover spostare il divano, quasi quasi posso comprare un divano nuovo - che mi consegneranno direttamente in salotto! Certo, il bilancio non arriverà mai a zero, però volete mettere il piacere di avere un divano nuovo, e la soddisfazione per non dover spostare il vecchio da un posto all’altro?

Chi resta e chi va?

Il nocciolo della questione è proprio questo: come fare a scegliere cosa buttare o sostituire? In alcuni casi la scelta è facile e il trasloco è solo una scusa per buttare quelle cose che non abbiamo ancora buttato solo per pigrizia o abitudine. In altri casi, e mi riferisco a oggetti come i libri, o i dvd, o ricordi di viaggi, o in generale tutto quello che ha valore sentimentale più che funzionale. Per questa categoria secondo me vale la regola tanto di moda oggi, ovvero: se una cosa non ti rende felice, allora ne puoi fare a meno. Ora, il concetto di felicità è davvero troppo grande per essere affrontato qui, però sono sicuro che mi avrete intesa. Se proprio non sapete decidere, lanciate una moneta, e vedrete che mentre la moneta è ancora in volo sentirete dentro di voi la risposta.

Gli scheletri negli armadi

Non mi riferisco a piccoli o grandi momenti del nostro passato di cui non siamo orgogliosi. In questo caso parlo più di vestiti, e accessori naturalmente. Per me la regola è: ho indossato o usato quel capo o quell’accessorio negli ultimi sei mesi? Se la risposta è no, allora l’oggetto in questione non traslocherà con me. Lo stesso concetto può essere applicato benissimo agli utensili della cucina: io adoro cucinare e a volte mi ritrovo a fare acquisti compulsivi di utensili vari per “quella” ricetta che poi in realtá ho cucinato solo una volta. Vi sembra probabile che “quella” ricetta entrerà nella vostra dieta settimanale solo perché avete cambiato casa? La domanda è evidentemente retorica, e la risposta è no. Quindi, anche in questo caso: buttate senza remore.